Sa coja antiga

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Quando il matrimonio sposa la tradizione si tramuta in una cerimonia tipica della regione dell’Ogliastra: Sa coja antiga. Si tratta dell’antico sposalizio ussassesse, cioè della città di Ussassai, e dal 2003 si rinnova in un vero matrimonio e non solo nello splendido rito collettivo che unisce i cittadini e ammalia i turisti. In sintesi, la celebrazione riprende accuratamente tutti i momenti del matrimonio ussassese in una grande festa di nozze aperta a tutti e si celebra in genere la terza domenica di agosto.

Si inizia – come da galanteria ancestrale nel solco delle buone tradizioni da conservare – dalla sposa: è dalla casa di quest’ultima che inizia un lungo corteo, denominato “Sa coia”, che trasporta il corredo, chiamato “Su Beni”. La grande fila di parenti e amici vestiti con i costumi tradizionali è aperta dai suonatori di launeddas (fisarmonica ed organetto) e quindi arriva la “Sa Pandela”, la formazione dei cavalieri sardi che porta tre canne palustri legate assieme e decorate con il pane “Is Coccois”, usato come simbolo di fertilità. A questo punto del corteo c’è il padre della sposa che si presenta con “Su caddargiu” (un recipiente fatto di rame): all’uomo seguono due donne, la prima porta sulla testa “Is cuscineras”, cioè tre cuscini grandi ricamati, la seconda è la madrina della sposa con “Sa caddargiola” (recipiente di rame più piccolo rispetto a quello del padre). A completare il corteo ci sono una serie di donne che sfilano in fila indiana portando oggetti di uso comune, soprattutto “Is palinis”, cioè le ampie ceste di vimini: dopo di loro anche gli uomini, stessa formazione e stesse suppellettili appresso. A chiudere il lungo corteo c’è un carro, trainato da un giogo di buoi, dove sono piazzati gli oggetti iniziali della casa dei futuri sposi: il materasso, la cassapanca e le sedie.

Sa coja antiga una festa che riprende il matrimonio tradizionale

Tradizionale cerimonia legata ai riti delle nozze Sa coja antiga

Il corteo è diretto verso la casa dello sposo, dove la porta sarà chiusa. A questo punto, la madrina della sposa busserà e chiederà del prossimo marito e lui, da dietro la porta, dirà: “E de anua eneisi?” (Da dove venite?), per sentirsi rispondere: “De su mari prenu” (Dal mare dell’abbondanza). Il tal dialogo si ripete tre volte e alla fine la madre dello sposo dice: “E incui c’intreusu” (Che entrino).

La cerimonia di Sa coja antiga non è ancora conclusa: una volta dentro la casa dello sposo tutti i componenti del corteo cominciano a sistemare il corredo. Quando hanno terminato, la madrina della sposa consegna le chiavi del comò allo sposo e gli chiede: “Os si bastada?” (Vi basta?). “No – risponderà lo sposo – su megliusu nci mancada!” (No, manca la parte migliore). Adesso sono i parenti dello sposo a costruirsi in corteo e a dirigersi verso la casa della sposa: lei attenderà per poi inginocchiarsi sull’uscio davanti alla madre e ricevere la sua benedizione che recita così, “In nomini de su Babbu, de Su Figliu de Su Spiridu Santu chi t’accumpangiri in beni po tottu sa fida”. E quindi si potrà andare tutti in chiesa a celebrare il matrimonio vero e proprio: alla fine di questa, gli sposi vanno a casa del marito per avere la benedizione del padre di quest’ultimo. Questo momento finale si conclude con l’invocazione degli sposi e l’augurio dei genitori: “Perdonaimì chi appu mancau (Perdonatemi se ho sbagliato, dicono i giovani)”. “Bona fortuna tengiaisi e saludi comenti disigliaisi” (buona fortuna e tutta la salute che desiderate, rispondono i genitori).